L'addio a Carlo Petrini: il rivoluzionario gentile che insegnò al mondo l'orgoglio della terra (anche in Sardegna)
La scomparsa di Carlo "Carlin" Petrini, spentosi a 76 anni nella sua Bra, priva il mondo non solo del fondatore di Slow Food e Terra Madre, ma di uno dei fari intellettuali più limpidi, ecologisti e controcorrente degli ultimi quarant'anni. Eppure, a dispetto di una levatura internazionale che lo portò a essere inserito dal Guardian tra le pochissime persone capaci di salvare il pianeta, la grandezza di Petrini risiedeva interamente nella sua straordinaria, quasi disarmante umiltà. Chiunque abbia avuto il privilegio di incrociare il suo cammino o di ascoltarlo dal vivo ne è rimasto folgorato: un uomo capace di dialogare con i potenti della Terra mantenendo lo sguardo, la lingua e il cuore sempre ancorati alle radici profonde della civiltà rurale, quella dei contadini, dei pescatori, dei pastori.
Proprio con la Sardegna, Petrini aveva sviluppato un legame viscerale, fondato su un rispetto antico e su una profonda comprensione delle dinamiche più autentiche dell'isola. Per Carlin, la Sardegna non era un semplice distretto gastronomico da cartolina, ma una vera e propria roccaforte di resistenza culturale. La sua filosofia del cibo "buono, pulito e giusto" ha trovato in terra sarda un terreno fertilissimo, traducendosi nella nascita di decine di Presìdi Slow Food volti a salvare dall'estinzione e dall'omologazione industriale formaggi storici, razze bovine autoctone, pani tradizionali e oli millenari.
Petrini ha speso parole storiche a difesa del pastoralismo sardo, elevando il lavoro dei pastori e dei produttori locali da "attività marginale" a presidio etico e ambientale insostituibile per la sopravvivenza dei territori. Considerava l'atto del mangiare come un vero e proprio "gesto agricolo e politico", e vedeva nella Sardegna l'esempio perfetto di come le comunità locali potessero opporsi al cibo spazzatura e alla globalizzazione selvaggia custodendone la biodiversità. Nelle sue numerose visite all'isola, colpiva sempre la facilità con cui rompeva ogni barriera accademica: si sedeva a tavola o nei circoli, ascoltava prima di parlare, considerava il produttore un "co-produttore" alla pari del consumatore.
Oggi che la terra è un po' più sola, resta l'eredità immensa di una visione che un tempo sembrava un'utopia e che oggi è diventata coscienza collettiva. Carlo Petrini ci lascia l'obbligo morale di non abbassare la guardia, ricordandoci che difendere un pezzo di pane, un formaggio o un territorio significa, in ultima analisi, difendere la nostra stessa libertà e il diritto al futuro.