"Indipendentista presoneri". Incarcerato, licenziato e "imbavagliato". A un anno dall'arresto continua a crescere la solidarietà attorno a Bruno Bellomonte

12 Giugno 2010
(IlMinuto) – Cagliari, 12 giugno - Il silenzio uccide. A un anno dall'arresto di Bruno Bellomonte colpisce l'indifferenza con cui il sistema dei media ha trattato la questione.
Il caso Bellomonte - arrestato il 10 giugno 2009 con l'accusa, basata solo su intercettazioni, di avere preso parte ad un tentativo di riorganizzazione del brigatismo rosso in vista del G8 de La Maddalena - non ha colpito i cuori dei garantisti del "Bel paese".
Eppure il cittadino, il dirigente politico, il ferroviere Bruno Bellomonte è in carcere ormai da un anno e due giorni. L'indipendentista di sinistra è stato arrestato il 10 giugno 2009 a Roma e dopo qualche settimana trasferito nel penitenziario Siano (Catanzaro). Al rinvio a giudizio del 27 maggio è poi seguita la negazione degli arresti domiciliari. 
Neanche l'ombra di una condanna, ma pochi fra coloro che oggi dicono no alla "Legge Bavaglio" - ed anche IlMinuto dice no a questo provvedimento liberticida - hanno sinora aperto la bocca o sollevato la penna per denunciare - o comunque approfondire - il caso di un cittadino "sepolto per le sue idee", come ha detto il portavoce di A Manca pro s'Indipendentzia Cristiano Sabino.
Il conformismo e l'autocensura sono forse i primi e i più efficaci bavagli della stampa italiana e sarda.
A Bellomonte - candidato a sindaco della città di Sassari per A Manca pro s'Indipendentzia - non è stata data la possibilità di presentare le idee e i programmi del suo partito agli elettori in tv e sui giornali ed è stato negato anche il diritto di voto. Ma, nonostante il bavaglio, ben 931 cittadini sassaresi (1,3 per cento) lo hanno indicato come primo cittadino del capoluogo turritano.
Nel suo caso - come in quello di centinaia di altri detenuti sardi - è stata inoltre fatta carta straccia del principio della Territorialità della pena, nonostante le 3mila firme raccolte per chiederne l'applicazione.
Alla detenzione nel carcere più difficilmente raggiungibile dalla Sardegna si è poi aggiunta l'ingiustizia del licenziamento da Trenitalia.
"La società ha dimostrato - ha sottolineato il sindacato di base Orsa - un atteggiamento preventivo e pretestuoso nei confronti di Bruno. Il Contratto collettivo nazionale di lavoro parla chiaro: il licenziamento senza preavviso è previsto in caso di condanna passata in giudicato".
Contro il licenziamento ha promosso un appello nazionale il "Minatore rosso", Antonello Tiddia (Rsu Carbosulcis), che vede tra i primi firmatari lo scrittore Valerio Evangelisti e il cabarettista e comico Lucio Salis.
Bellomonte non è solo. Nella sera di giovedì 10 giugno, a 365 giorni esatti dell'arresto, centinaia di persone hanno manifestato per le vie di Sassari la loro solidarietà all'indipendentista di sinistra. Un grande striscione apriva il corteo: "Libertade pro Bruno Bellomonte! Indipendentista presoneri!".

 

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