Sanità, la Rete Sarda contro il Decreto Schillaci: "Così si cancella la medicina generale"

La portavoce Claudia Zuncheddu contesta l'obbligo per medici di famiglia e pediatri di prestare servizio nelle Case di Comunità: «Riforma affrettata per salvare le scadenze del Pnrr. Strutture vuote che allontaneranno i professionisti dai territori». Critiche anche alla Regione
19 Maggio 2026
 Decreto Schillaci

La Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica esprime forte preoccupazione per gli effetti del Decreto Schillaci sul sistema assistenziale dell'Isola. Secondo il movimento, guidato dalla portavoce Claudia Zuncheddu, il trasferimento forzato di medici di famiglia e pediatri di libera scelta dai propri ambulatori storici verso le nuove Case di Comunità non risolverà i bisogni dei territori, ma finirà per smantellare l'ultimo presidio sanitario di prossimità rimasto a ridosso dei cittadini.

Il provvedimento ministeriale conteso da sindacati e sigle mediche obbliga i medici di assistenza primaria e i pediatri ad assicurare una quota minima di sei ore settimanali all'interno delle Case di Comunità; un monte ore che, denuncia la Rete Sarda, è destinato ad ampliarsi stravolgendo il rapporto fiduciario tra medico e paziente e lasciando scoperti i piccoli centri. Il riordino territoriale, legato alle scadenze del Pnrr e all'attuazione del DM 77, viene paragonato dall'associazione al passato piano di riordino degli ospedali sardi (regolato dal DM 70) che, in nome di razionalizzazioni e pareggi di bilancio, portò alla chiusura di interi reparti periferici.

Nel mirino della Rete Sarda finisce anche la Regione Sardegna, accusata di aver predisposto con l'ultima delibera di Giunta la mappa dei nuovi presidi territoriali senza affrontare la reale carenza di personale, col rischio di inaugurare scatole vuote. Secondo Zuncheddu, la burocratizzazione del ruolo del medico di base e il depotenziamento degli ambulatori locali non faranno altro che aumentare il carico di lavoro nei Pronto Soccorso, spingendo verso la sanità privata i cittadini che se lo possono permettere e trasformando le Case di Comunità in strutture inadeguate e prive di una reale gestione medica.

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