Assalto energetico alla Nurra: mobilitazione generale il 28 giugno a Ittiri

Il Comitadu pro sa Nurra denuncia una colonizzazione industriale che minaccia il patrimonio ambientale e la memoria storica della Sardegna
26 Làmpadas 2026
mobilitazione Ittiri

La Nurra è sotto assedio. Circa cinquanta progetti di macro-impianti industriali eolici e agrivoltaici attendono il via libera dal Ministero dell’Ambiente, un numero spropositato che rivela una strategia speculativa lontana anni luce dalle necessità delle comunità locali. Non si tratta di transizione ecologica, ma di una colonizzazione guidata dal profitto di multinazionali e fondi di investimento estranei al territorio, pronti a trasformare un paesaggio di valore in una distesa di cemento, acciaio e silicio. Per opporsi a questo scempio, il Comitadu pro sa Nurra ha inviato un dossier di denuncia e diffida politica alla Città Metropolitana di Sassari e a tutti i comuni coinvolti, chiedendo risposte concrete dopo mesi di silenzio istituzionale.

L’impatto di questi interventi sarebbe devastante per un ecosistema già classificato dagli studi internazionali come area ad altissima vulnerabilità alla desertificazione. La rimozione della copertura vegetale e l’impermeabilizzazione del suolo, necessarie per posare le immense infrastrutture, ridurrebbero drasticamente la ricarica degli acquiferi, aggravando lo stress idrico. A questo si aggiunge l’alterazione del microclima locale causata dai parchi fotovoltaici, capaci di innalzare artificialmente le temperature del terreno, e la distruzione della biodiversità microbica dovuta al passaggio costante di mezzi pesanti. Si tratta di un danno irreversibile che mette a rischio il futuro agricolo della Nurra, in totale contrasto con le esigenze di protezione del territorio.

A questo scenario ambientale si affianca un paradosso economico inaccettabile. La Sardegna produce già molta più energia di quanta ne consumi, esportandone circa un terzo, eppure i cittadini sardi continuano a pagare bollette tra le più alte d'Italia. Il sistema degli incentivi statali garantisce profitti ai privati a prescindere dal reale fabbisogno, mentre la rete elettrica, già in crisi per la sovrapproduzione, fatica a gestire l'immissione di ulteriore energia. La recente proroga al 2038 dell'esercizio delle centrali a carbone, inserita nel Decreto Bollette, rende ancora più grottesco il sacrificio del suolo sardo in nome di una presunta svolta "green" che non libera l'isola dai combustibili fossili, ma la condanna a un nuovo sfruttamento.

Di fronte all'inazione politica e all'assenza di scudi normativi dopo le recenti decisioni della Corte Costituzionale, il Comitato esige una variante d'urgenza ai piani urbanistici comunali per inibire le installazioni industriali nelle zone agricole e un’opposizione sistematica in ogni procedura di valutazione ambientale. Al modello estrattivo che devasta la terra, la comunità contrappone la propria visione di sviluppo: un hub agro-tecnologico, il rilancio della filiera del grano duro e la valorizzazione del patrimonio archeologico che aspira al riconoscimento UNESCO.

La difesa della propria terra non ammette più attese. Il Comitato lancia quindi un appello alla mobilitazione popolare, invitando i cittadini, i comitati di tutta la Sardegna e chiunque abbia a cuore la dignità della propria nazione a unirsi per dire no all'impianto Alas e fermare la speculazione selvaggia. L'appuntamento è fissato per il 28 giugno alle 10.30 a Ittiri, presso il piazzale antistante il bar L'Impero in via Antonio Manca, in località Monte Unturzu. È il momento di far sentire una voce sola, ferma e decisa: se la Sardegna non è libera di decidere del proprio destino, nessuno la rispetterà.

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