Territorialità della pena. A Manca risponde al ministro Alfano: "Per i detenuti sardi la condanna è l'esilio"
(IlMinuto) – Cagliari, 18 maggio - "Dietro alle questioni burocratiche in ordine alla necessità della sicurezza sta un modus operandi che di fatto sancisce la pena dell’esilio ai danni dei detenuti sardi". Con queste parole La Direzione politica nazionale di A Manca pro s'Indipendentzia risponde alle dichiarazioni del ministro della Giustizia Alfano sul mancato rispetto della Territorialità della pena per molti detenuti sardi.
"Lo stato italiano - scrive a Manca - liquida il problema della territorialità della pena" dicendo, per voce dell'esponente del Governo Berlusconi, che "la maggior parte dei detenuti sardi è in Sardegna".
"Degli altri 193 poco gli importa: 88 sono lì in attesa, dove è più comodo che aspettino la decisione dei vari tribunali italiani. A Manca - si legge nel documento della Direzione - non si aspetta certo dallo stato italiano di ricevere delle scuse per l’incepparsi di quello che è in realtà un sistema ben rodato di repressione e oppressione del nostro popolo: la deportazione dei detenuti dalla loro terra".
"La campagna per Bruno Bellomonte - conclude l'organismo dirigente del movimento indipendentista - è tra l’altro un simbolo chiaro di come si muova il sistema giudiziario-repressivo e ben dimostra come funzionino e come si giochino determinate carte da parte dello stato italiano quando ci si rivolge al popolo".
"Lo stato italiano - scrive a Manca - liquida il problema della territorialità della pena" dicendo, per voce dell'esponente del Governo Berlusconi, che "la maggior parte dei detenuti sardi è in Sardegna".
"Degli altri 193 poco gli importa: 88 sono lì in attesa, dove è più comodo che aspettino la decisione dei vari tribunali italiani. A Manca - si legge nel documento della Direzione - non si aspetta certo dallo stato italiano di ricevere delle scuse per l’incepparsi di quello che è in realtà un sistema ben rodato di repressione e oppressione del nostro popolo: la deportazione dei detenuti dalla loro terra".
"La campagna per Bruno Bellomonte - conclude l'organismo dirigente del movimento indipendentista - è tra l’altro un simbolo chiaro di come si muova il sistema giudiziario-repressivo e ben dimostra come funzionino e come si giochino determinate carte da parte dello stato italiano quando ci si rivolge al popolo".
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